I 6 libri che ho preferito fra tutti quelli letti nel 2025.
6 come le corde di una chitarra e, per ciascuno, una canzone metal abbinata.
“L’alba sulla mietitura” di Suzanne Collins
(Mondadori, 2025)

A Panem, si aprono i cinquantesimi Hunger Games. Per l’Edizione della Memoria, verrà sottratto alle famiglie dei distretti un numero doppio di tributi rispetto al solito. Nel distretto 12, il giovane Haymitch Abernathy sente estrarre il proprio nome. Strappato alla sua famiglia e ai suoi affetti, viene portato a Capitol City con gli altri tre tributi del suo distretto: una ragazza che per lui è come una sorella, un esperto in scommesse e una ragazza che ritiene niente più che presuntuosa. Non appena gli Hunger Games hanno inizio, Haymitch comprende che tutto è stato predisposto per farlo fallire. Eppure, il suo istinto lo porta a combattere e a cercare di far sì che la lotta si estenda ben oltre l’arena.
Apprezzo molto la serie degli Hunger Games. La classificazione “young adult” è piuttosto riduttiva e credo che valga la pena leggerli a qualunque età. Amo il modo in cui Collins prende sul serio i desideri, i sogni e i sentimenti dei suoi giovani protagonisti, mentre li fa muovere nello scenario distopico di una dittatura che, per mantenere il proprio regime di terrore, organizza combattimenti fra ragazzi e ragazze allestiti come grandi show, come punizione per una pregressa ribellione. Il prequel/spin-off “L’alba sulla mietitura”, incentrato sull’interessante e doloroso personaggio di Haymitch Abernathy, è più crudo rispetto agli altri capitoli della saga. Mentre tiene incollati alle pagine con una trama avvincente, offre spunti di riflessione su potere, oppressione, resistenza e dovere di ribellarsi nonostante la paura e le tragiche conseguenze, nonostante tutto.
Canzone metal abbinata: “Revolution of Two” degli Avatar
“Vicino a una grande foresta” di Leo Vardiashvili
(Bompiani, 2024)

Saba è ancora un bambino quando, con il fratello Sandro e il padre Irakli, lascia la Georgia devastata dalla guerra civile per iniziare una nuova vita a Londra. Eka, la madre, non riesce a raggiungerli. Vent’anni dopo. Irakli torna a Tbilisi, la capitale georgiana, e scompare. Sandro va a cercarlo, ma scompare anche lui. A Saba non resta che tornare a sua volta in Georgia per scoprire che fine hanno fatto il padre e il fratello. Lo guida una pista di indizi tracciata da Sandro e lo accompagna Nodar, un tassista ossessionato dalla figlia scomparsa. Braccato dalla polizia e inseguito dai fantasmi di chi non c’è più, Saba scoprirà che tutte le strade portano indietro, al cuore di un conflitto ancora in corso, verso i segreti custoditi dalle foreste della Georgia.
La Georgia è la vera protagonista di questo libro duro e toccante che è racconto storico, fiaba, viaggio e avventurosa odissea, dramma sia intimo che privato. Luogo sia concreto che simbolico, la Georgia, con le sue foreste intricate, i suoi villaggi distrutti e le sue montagne sono il teatro di una guerra senza fine combattuta da un popolo che, come tutti i popoli, vuole sopravvivere e, anzi, vivere. Un luogo di memoria per tutte quelle persone che la guerra o la vita hanno portato via, il più delle volte senza lasciare il tempo di un perdono o di un semplice addio.
Canzone metal abbinata: “Memento Mori” dei Lamb of God
“Mia inquieta Vanessa” di Kate Elizabeth Russell
(Mondadori, 2020)

Vanessa Wye ha quindici anni quando affronta il secondo anno di liceo alla prestigiosa Browich School e inizia una travolgente relazione con Jacob Strane, il suo magnetico insegnante di letteratura di quarantadue anni. Quasi vent’anni dopo, quando nel 2017 iniziano il movimento #MeToo e l’ondata crescente di accuse verso uomini potenti, arriva la resa dei conti. Strane viene accusato di abusi sessuali da un’altra ex allieva, che contatta Vanessa chiedendole di fare lo stesso. Vanessa è inorridita, perché è sicura che la relazione che ha avuto con Strane non sia stata un abuso, ma amore. Costretta a ripensare il suo passato, a ripercorrere tutto ciò che è accaduto, Vanessa deve ridefinire la storia d’amore mai davvero finita che ha segnato la sua esistenza, affrontando la possibilità di essere una vittima, e solo una delle tante.
Non penso proprio che potrò dimenticarmi di Vanessa. La sua è una storia di abusi e di manipolazione, di sofferenza, ingiustizia e impotenza, ma anche di tanto coraggio. L’autrice tratta con grande rispetto il delicato e difficile tema al centro del libro e, intrecciando passato e presente della protagonista, offre la prospettiva di un’adolescente e poi di una trentenne che deve rileggere quelle che credeva essere le pagine di un vero amore e che, invece, fanno parte di un libro nero di cui troppe ragazze e donne si trovano a dover essere le protagoniste. Un libro che è una poesia e una pietra, potente e disturbante. Un romanzo che definirei scuro, ma credo che chiamarlo dark nel senso più metaforico e profondo del termine sia la cosa più appropriata (non a caso, il titolo originale dell’opera è “My dark Vanessa”). Un libro che è un tributo a tutte quelle donne che, tra lacrime e ferite non rimarginabili, rialzano la testa e guardano in faccia i propri aguzzini per denunciare gli abusi subiti.
Canzone metal abbinata: “You Wildflower” delle Witch Club Satan
“Wellness” di Nathan Hill
(Rizzoli, 2024)

1993. Elizabeth e Jack, ventenni dalle origini molto diverse, approdano entrambi a Chicago per costruirsi una vita. Vivono in due piccoli appartamenti in un quartiere bohémien e le loro finestre affacciano sullo stesso vicolo. Elizabeth studia psicologia, Jack è fotografo. Una sera, a un concerto, Jack si fa coraggio e avvicina Elizabeth invitandola a bere qualcosa. Il periodo dell’università vissuto insieme è esaltante, ma poi, a distanza di vent’anni, dopo il matrimonio e con un figlio, cosa resta? I risparmi investiti nell’appartamento all’ultimo piano di un ex cantiere navale e i progetti di ristrutturazione rivelano i cedimenti dei loro sogni, minacciando di infrangere tutto quanto hanno costruito insieme.
Minuzioso e profondo, ricco di spunti di riflessione e di ben dipinte situazioni e scene di vita nella società americana odierna e degli anni novanta. Per tentare di salvare il loro rapporto, Jack ed Elizabeth dovranno guardare a fondo in loro stessi, nelle stanze oscure che da troppo tempo hanno chiuso a doppia mandata e che non vorrebbero mai e in alcun modo rivisitare. Dovranno tornare agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, passati in due ambienti familiari molto diversi, entrambi disfunzionali. Dovranno curare le ferite che non hanno mai ricucito e che in loro stessi continuano a sanguinare, anche su chi è intorno a loro. Un libro sulla relazione e sulla vita insieme unico nel suo genere, ma anche sulle infinite e tortuose strade che dobbiamo intraprendere per trovare davvero noi stessi e riuscire davvero a capire e ad accettare l’amore degli altri.
Canzone metal abbinata: “Fade to Black” dei Metallica
“Il racconto dell’ancella” di Margareth Atwood
(Ponte alle Grazie, 2019)

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono diventati uno stato totalitario chiamato Repubblica di Gelead, in cui le donne hanno perso ogni diritto. Le poche di loro ancora in grado di avere figli, le ancelle, sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e che ora si chiama Offred, cioè “di Fred”, sappiamo che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Offred tenta in tutti i modi di non lasciarsi stritolare dalla pazzia che la circonda rifiutando ogni coinvolgimento emotivo e cercando di dimenticare il suo passato e la società precedente. Apparentemente rassegnata al suo destino, prega di restare incinta, unica speranza di salvezza, ma non ha del tutto perso il ricordo della sua vita di prima…
Angosciante, poetico, crudo. La condizione vissuta dalle ancelle di questo romanzo distopico non è fantasia ma dura realtà per ancora troppe donne in certi paesi del mondo. Ormai un classico moderno da cui è stata tratta un’acclamata serie televisiva, questo romanzo parla dell’impotenza e dell’oppressione così come vissuta nel corpo e nell’anima di una donna che si ritrova a raccontare i giorni della sua schiavitù, con tremenda lucidità e senza speranza alcuna. Ma, forse, anche la più flebile speranza, prima o poi, può accendersi persino nel buio più totale. Un libro che lascia il segno.
Canzone metal abbinata: “Beyond Oblivion” dei Trivium
“Iron Maiden. Infinite dreams”
(Rizzoli, 2025)

Il libro ufficiale per i 50 anni di una delle band più acclamate di sempre, le leggende dell’heavy metal, gli Iron Maiden. Da cinque decenni, gli Iron Maiden tengono alta la bandiera del metal con una dedizione ineguagliabile al loro lavoro e ai fan. E in questo libro, per la prima volta, viene ripercorsa tutta la loro carriera e la storia di come, grazie alla loro visione priva di compromessi, con temeraria creatività e incontenibile ambizione, siano riusciti a imporsi come fenomeno globale capace di conquistare intere generazioni.
Il libro che, da fan assoluta degli Iron Maiden, non potevo permettermi di non avere. Più ancora che un libro, un pezzo da sfogliare, accarezzare e rileggere di quella che è probabilmente la mia band preferita, la celebre band heavy metal inglese. Tra illustrazioni per album e singoli, locandine e magliette, foto dei live e dei dietro le quinte, strumenti musicali e oggetti di scena, il mito degli Iron Maiden risuona tra le pagine di questo libro in tutta la sua potenza visiva. Impreziosiscono ulteriormente il volume manoscritti, pagine di diari e cimeli mai visti prima, provenienti dagli archivi della band e dalle più grandi collezioni del mondo. Con la prefazione di Steve Harris, il bassista e fondatore della band, e la postfazione di Bruce Dickinson, che dei Maiden è il carismatico frontman.
Canzone metal abbinata: “Infinite Dreams” degli Iron Maiden (ovviamente)

