“Diario da Gaza”: la guerra raccontata da una giovane palestinese

© In copertina: foto di Gadiel Lazcano su Unsplash

Di Francesca Scotti

Sono arrivata ad avere una vasta collezione di penne e di quaderni non utilizzati. Non avrei mai immaginato che un giorno li avrei usati. Ma poi è arrivato un momento in cui in tutta Gaza non si trovavano più né quaderni né penne, e la scrittura è diventata il mio unico sfogo.


Wi’am Qudaih, “Diario da Gaza”, p. 25, 15 febbraio 2024

7 ottobre 2023, Gaza. La diciannovenne Wi’am Qudaih, fresca di diploma, prende un autobus che dovrebbe portarla all’università, dove ha intenzione di scegliersi un corso di laurea. Non ci arriverà mai. Dopo l’attacco subito dai terroristi di Hamas, Israele sferra la sua controffensiva e per i civili che affollano le strade di Gaza si scatena l’inferno dei bombardamenti. Da questo istante, per Wi’am, la sua famiglia e le persone da lei amate, inizia un calvario di terrore, fame e continue fughe in cerca di un lembo di terra che ancora si possa dire sicuro. Wi’am riesce a tenere con sé penna e quaderni, che le consentono di annotare, sin dal primo giorno, la cronaca della tragedia che si è abbattuta su di lei e su tutte le persone della striscia di Gaza. Nasce così il suo “Diario da Gaza” (Tamu, 2025), un resoconto crudo e autentico della guerra in corso, attraverso gli occhi di una giovane palestinese.

Il testo, che raccoglie i pensieri e i resoconti scritti dall’autrice tra il 7 ottobre 2023 e il 7 agosto 2024, è un concentrato di dolore e di angoscia, il pianto di chi sta vivendo una guerra dall’interno. È un libro che grida il proprio strazio, che piange chi è morto, che intona preghiere sottovoce, che fa liste di desideri ancora da esaudire, che si aggrappa con le unghie e con i denti alla speranza di un’alba senza morte né distruzione. È un testo che ferisce e che strazia, una preziosissima testimonianza diretta che ci parla senza censura alcuna, spezzando la nostra quotidianità e obbligandoci a un ascolto autentico.

Wi’am parla di eterne notti insonni, in cui anche il più fragile rumore fa balzare il cuore in gola nel timore di un nuovo, ennesimo bombardamento. Parla di giorni aspri e vuoti in cui si cerca di sopravvivere e in cui la vita vera, quella di prima, pare sospesa in un limbo, lontana e ormai irraggiungibile. Il suo è un viaggio terribile, di tenda in tenda, di casa distrutta in quartiere sfollato. Passa per strade piene di macerie e di morti, in cui non c’è tempo di seppellire i cadaveri. Fa la conta dei sogni infranti, quelli di una ragazza che vorrebbe studiare all’università, pubblicare un libro, viaggiare, o anche solo poter ancora prendere un gelato con le amiche.

Sette mesi, cominci a adattarti e ad accettare tutto ciò che odi, a sostituire la casa con una tenda, a sostituire le grandi tavolate con un pezzo di pane e formaggio, e il lussuoso bagno della tua casa con un pezzo di legno riparato da un telone. E infine, cominci ad abbandonare l’anima che canta dentro di te, per sostituirla con un’altra che muore ogni giorno di oppressione e disperazione. I tuoi occhi si abituano alla vista del sangue, e le tue orecchie alla tragedia delle storie.


Wi’am Qudaih, “Diario da Gaza”, p. 36, 13 aprile 2024

Ci sono momenti in cui l’angoscia e la sofferenza sono troppo forti per essere anche solo blandite e allora i pensieri dell’autrice si trasformano addirittura in invocazioni di morte, di una morte vista come liberazione dall’orrore che la stringe da ogni parte. In altri passaggi, prendono invece il sopravvento i suoi ricordi: il volto della madre morta durante un’altra guerra con Israele, quella del 2014, i giri in macchina con le amiche, le tavolate in casa dei parenti, la maturità. E tuttavia, di tanto in tanto, un barlume di speranza irrompe fra le righe. È la speranza amara, ma irriducibile, di chi va avanti nonostante tutto, anche se si sente la morte dentro.

Continueremo a morire, sconfitti, tutti i giorni? Assisteremo da vivi alla nostra morte, oppure si spegnerà la speranza dentro di noi e smetteremo di aspettarci qualcosa di buono, qualcosa di nuovo?


Wi’am Qudaih, “Diario da Gaza”, p. 69, 15 maggio 2024

Questo scioccante diario non dà però soltanto voce all’anima lacerata dell’autrice. Wi’am lascia infatti spazio anche alle voci di altre persone, raccogliendo le testimonianze di chi le sta intorno. Parla così di persone che sono state uccise da un drone mentre erano in cerca di cibo, che sono rimaste sole dopo la morte dei loro cari, oppure che ancora resistono tra stenti e paura. Con delicatezza e rispetto, mette per iscritto nomi e storie che andrebbero altrimenti perduti, rendendo il suo un racconto corale sull’assedio israeliano a Gaza.

Il libro, corredato da una prefazione della relatrice delle Nazioni Unite Francesca Albanese, ha una storia particolare. Non si tratta infatti della traduzione italiana di un testo già pubblicato in arabo, ma bensì della prima pubblicazione in assoluto del testo dell’autrice. Wi’am ha trascritto le sue pagine di diario sullo smartphone e l’ha così consegnato ai traduttori Sami Hallac e Roberta Stracquadanio, coi quali si è svolto, interamente via chat, anche tutto il lavoro editoriale.

Dalla prefazione al diario, veniamo a sapere che la situazione di Wi’am rimane invariata fino al cessate il fuoco del 19 gennaio 2025. Al momento, il suo destino è per noi ignoto. Abbiamo almeno le sue parole, che si imprimono come caratteri incandescenti in chi legge, impossibili da essere ignorate e dimenticate.

Alla fine, nel mezzo di tanto indicibile dolore, possiamo dire che uno dei sogni di Wi’am si è già avverato: il suo diario è diventato un libro che è stato pubblicato e che ora circola all’estero, rompendo l’isolamento di un assedio militare, superando i muri di sangue della guerra e risuonando come grido, come testimonianza da diffondere e appello a non essere indifferenti. Un grido che ci ricorda che niente può giustificare un massacro di civili e che ci porta a riflettere su ciò che significa la dignità umana, sui diritti con cui essa dovrebbe sempre essere difesa e garantita e che, purtroppo, oggi come in passato, continuano a essere violati.


Titolo: Diario da Gaza
Autrice: Wi’am Qudaih
Traduttori: Sami Hallac, Roberta Stracquadanio
Editore e anno di pubblicazione: Tamu, 2025
Genere: Diario
N. di pagine: 240
ISBN: 9791280195739