Come musica azzurra

Carta di identità

  • Edikit editore
  • Anno di nascita: 2024 (a 50 anni dalla strage di piazza Loggia a Brescia)
  • 240 pagine di atmosfere bresciane anni 70, musica rock, giovani personaggi disposti a cambiare le cose
  • ISBN: 9791281623248

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Estratti

Francesca Scotti, “Come musica azzurra”, pp. 50-52


Mio padre ha sempre vissuto la sua vita dopo la Guerra sforzandosi di renderla una prosecuzione della Resistenza. Diceva spesso che, una volta fatta la Repubblica, si doveva rendere Repubblica ogni persona, partendo da noi stessi e portando i principi della democrazia in ogni cittadino. La prima stagione della Repubblica è stata proprio la Resistenza, fra l’autunno del ’44 e l’aprile del ’45. Era sparsa tra i monti, fra cascine e mulattiere, organizzata in gruppi e brigate, braccata e nascosta, malarmata e affamata, divisa al proprio interno da diversità di vedute, ma accomunata dalla stessa lotta. Nonostante i differenti ideali delle varie formazioni, comunque, la Resistenza è stata al contempo un’unificazione di tutti i dissensi, di tutti gli antifascismi. La stagione più dura e crudele, ma anche la più bella. Poi, sono tornati il gioco dei partiti e il carosello delle medaglie, come li chiamava mio padre, con le onorificenze agli ex combattenti, come se bastasse ricoprire di titoli la Resistenza e catalogarla nelle teche dei musei. I musei sono essenziali, intendiamoci, ma la Resistenza è ancora tutta intorno a noi, nelle persone che l’hanno combattuta, così come in quelle che, pur non avendola vissuta, intendono conoscerla il meglio possibile e portarsela nel cuore, facendola vivere nel proprio quotidiano, nella messa in pratica degli ideali democratici, nell’incontro con gli altri, nel contribuire alla vita della propria comunità. […]»
Così parlava Claudio. Ogni volta che lo faceva, in viso gli si accendeva sempre una luce calma. Una luminosità interiore in cui ardevano idee continuamente messe alla prova da una ragione limpida ed elastica.


«Quanto dolore, nella vita delle persone. Il dolore della vita degli altri lo vediamo veramente solo se andiamo a scavare nelle loro vicende, se ci mettiamo in cammino sui loro sentieri, che non sono i nostri, che pensiamo non abbiano a che fare con noi. C’entrano eccome, invece. C’entriamo tutti gli uni con gli altri. Perché quel che accade a una persona, è come se accadesse anche al resto del mondo. E tutti vogliamo la stessa cosa: poter dire di essere felici, capire cos’è la felicità e far sì che viva.»
Vittorio annuì piano. «Siamo felici nonostante quello che accade» disse. «Voler vivere trovando un senso alle cose e un motive per essere comunque felici significa essere sempre sottovento. Resistiamo, al mondo e alla Storia. Ecco cosa facciamo ogni giorno.»

Francesca Scotti, “Come musica azzurra”, pp. 106-107

Quel che si dice di “Come musica azzurra”


Siamo giunti, purtroppo, alla fine: “Come musica azzurra” (Edikit, 2024), quarta opera dell’autrice bresciana classe 1991 Francesca Scotti, è infatti il capitolo finale della saga, composta da quattro libri collegati tra loro ma autoconclusivi (cioè leggibili singolarmente), che racconta attraverso quasi un secolo di storia le vicissitudini di una famiglia bresciana verosimile, quella dei Fontana.

Iniziata con “Figli della lupa”, l’imponente romanzo storico d’esordio che copre un arco di tempo che va dall’avvento del fascismo al secondo dopoguerra, e proseguita con “Vento porpora” (una sorta di prequel che racconta l’inizio della saga familiare, dalla fine dell’Ottocento al 1931) e “La fedeltà dell’edera” (che unisce la Brescia degli anni Cinquanta al dramma delle foibe e dell’esodo istriano), la saga della Famiglia Fontana giunge a compimento affrontando con la consueta maestria il periodo storico caratterizzato dalla Strage di Piazza della Loggia.

Come nei capitoli precedenti, anche in questo suo ultimo lavoro Francesca Scotti riesce infatti non solo ad essere precisa nel raccontare fatti e particolari di avvenimenti, ma riesce anche a farli rivivere attraverso gli occhi dei testimoni. Trasmettendo l’angoscia e la paura, ma anche la rabbia e la sete di giustizia, l’autrice rende attualissimi eventi, movimenti e visioni del mondo passate, riuscendo in poco più di 200 pagine a narrare un ventennio di storia senza annoiare il lettore e tenendo alta l’attenzione anche in momenti in cui la mente direbbe so già cosa è accaduto. Il tutto accompagnato in maniera magistrale dalla migliore musica rock di quegli anni: ogni capitolo comincia infatti con una piccola citazione di una canzone tratta dall’album “Strange days” dei The Doors – gruppo amato da una delle protagoniste del romanzo.

Io dalla mia città non avrei mai potuto andarmene per troppo tempo. Per mia scelta, ma comunque non avrei potuto. Finché fosse esistita piazza Loggia, la mia bella piazza che un 28 maggio si era tinta di sangue e che aveva una colonna sbrecciata da una bomba a eterna memoria, io sarei dovuta rimanere. Una piazza non se ne va a meno che non la si rada al suolo. E la memoria di quanto vi è accaduto non può comunque essere cancellata. Io mi sentivo piazza Loggia e fino alla fine sarei rimasta.


Francesca Scotti, Come musica azzurra, p. 93

Mina e Lara sono due sorelle che più diverse non potrebbero essere. Sin da piccole erano, agli occhi dei loro genitori, il giorno e la notte: studiosa una e imprevedibile l’altra, metodica la prima e artista la seconda, conformista e integrata la minore e rivoluzionaria la primogenita. 

Fanno parte del ramo della famiglia Fontana che si è allontanata dalla Valle Camonica, abitando in città e legandosi al territorio urbano, lontana dalle storie di Resistenza e guerra che hanno accompagnato il lettore nei precedenti capitoli della saga letteraria. La loro crescita, al contrario di come si potrebbe pensare, non sarà però così semplice e facilitata dalla vita cittadina: infatti le due ragazze, Lara in particolar modo, saranno coinvolte e fagocitate in uno dei periodi più neri e bui della storia italiana.

È il 19 maggio 1974 quando Silvio Ferrari, giovane estremista, muore in Piazza Mercato a causa di un timer settato male posto sulla bomba che trasportava sulla sua Vespa.

Verrà poi il 28 maggio, quel 28 maggio, quando nove persone periranno in quella che verrà da allora definita strage di Stato in Piazza Loggia. Un evento tutt’altro che isolato, che sarà seguito dall’esplosione di un ordigno in Piazzale Arnaldo nel dicembre del 1976, dal rapimento e la morte di Aldo Moro nella primavera del 1978, dall’azione delle Brigate Rosse e insomma dagli anni di Piombo che si concluderanno negli anni ‘80.

Mina e Lara non saranno mai così lontane: innamorata di un militante fascista la prima, appassionata socialista la seconda. Una a ricercare l’uomo perfetto in una vita fatta di menzogne, l’altra a scendere in piazza per aiutare le donne a rivendicare i loro diritti. Sino al giorno in cui un giovane Vittorio Fontana, su desiderio dell’amata zia Irma, non busserà alle loro porte per riunire tutti i rami di quello strano albero genealogico. Saranno gli eventi successivi all’incontro tra Vittorio e Lara a dare una svolta alle loro vite, a far aprire gli occhi a chi non vedeva che nero e a far sentire la propria voce a chi non voleva ascoltare..